sabato 28 maggio 2016

Segantini, natura, funghi, cibo e arte per Aifb

Oggi per il calendario di Aifb si celebra una giornata un po' speciale, la GN Cibo nell'Arte di cui è ambasciatrice Maria Teresa Cutrone
Molti sono i soggetti che vengono rappresentati dai pittori, ma anche il cibo è un soggetto che viene rappresentato? Certamente ed io ho pensato di soffermarmi a conoscere meglio un pittore molto profondo nelle sue rappresentazioni, un pittore morto a soli 41 anni per una peritonite nel pieno della sua vita artistica, ma che nonostante la morte prematura ci ha lasciato molti capolavori.


Giovanni Segantini, uno dei maggiori pittori del divisionismo italiano, nasce ad Arco nel 1858. Il suo vero cognome era Segatini, ma fu lui stesso a cambiarlo in Segantini dopo aver preso la nazionalità svizzera. Dalle lettere pubblicate dalla figlia Bianca in "Scritti e Lettere" si percepisce che la questione della nazionalità lo ha tormentato tutta la vita, lui non si sentiva svizzero o milanese, ma sentiva fortemente l'appartenenza al Trentino. L'amore di Segantini per la sua patria e la voglia di ritornare a Trento, a cui pensa ogni giorno si legge nella lettera che scrive a Zippel il 4 agosto del 1891 (pag.194)
Brevissima fu l'infanzia serena trascorsa in Trentino, perchè a causa della morte prematura della madre nel 1864, che lui ricorda essere "bella come un tramonto di primavera", il padre si trasferì a Milano e lo affidò ad una sorellastra, sopportò solitudine e povertà cercando spesso la fuga, fu rinchiuso anche in un riformatorio però nel 1876 arrivato a Milano, dopo un periodo trascorso a Borgo da un fratello, frequentò i corsi serali dell'Accademia di Brera dove ci rimase solo due anni per uscirne disgustato come si legge nella lettera che scrive il 4 agosto del 1891 a Zippel, dove si scusa anche di eventuali errori di scrittura a causa della mancata istruzione
"Ci rimasi pochi mesi perchè capii dell'inutilità dell'insegnamento accademico per coloro che son nati con l'anima eletta dell'artista, ed il danno che tali Accademie recano all'espansione dell'arte vera, creando un maggior numero di pittori che non sono artisti."
In questo periodo dipinse "Il coro della chiesa di san Antonio", che lui dichiara non aveva iniziato per creare un'opera d'arte, ma solo per provare a dipingere.
Capì che mescolando i colori sulla tavolozza non riusciva a dare luminosità, come invece succedeva se li disponeva uno vicino all'altro in modo schietto in modo che fosse l'occhio che li guardava a giusta distanza ad unirli creando così luminosità, verità. (pag.18)
E' l'osservazione della natura, le emozioni che la natura trasmette all'artista che devono essere catturate e tenute vive affinché il pennello le trasferisca sulla tela per poterle raccontare a chi guarderà il quadro, non c'è arte se lascia indifferente l'osservatore
Segantini era fondamentalmente un autodidatta della pittura, scoprì da solo, sopratutto nelle nature morte, la via di un solido realismo, consapevole delle esigenze luministiche e attento alle articolazioni cromatiche aiutato a capirle dai consigli di Grubicy de Dragon che aveva conosciuto nel periodo in cui aveva frequentato l'Accademia. 
Nel 1881 abbandonò Milano per trasferirsi nei piccoli centri dell'alta Brianza, qui scoprì la poetica della natura, un amore molto intimistico che possiamo vedere nella "Benedizione delle pecore" e nella luminosa malinconia di 
"Ave Maria a trasbordo".
 
Immagine presa qui
La ricerca della luce sempre più pura ed intensa lo porta a trasferirsi con la moglie Bice e i quattro figli a Savognino nel Canton svizzero dei Grigioni, dove riuscì a dipingere dei veri capolavori. I suoi soggetti preferiti riguardano la vita agreste, il lavoro nei campi, il pascolo, la tosatura e la filatura.

Altrettanto importanti le nature morte che per lui erano delle profonde esercitazioni nelle quali poteva perfezionare la sua capacità d'osservazione e sopratutto affinare la manualità con il pennello. Qualunque fosse il soggetto che si trattasse di malva, pesci o semplici uova lui sapeva infondere in loro la vita, sembrava di sentirne il profumo o poterne vedere la consistenza.
"Natura morta" olio su tela 1886
Immagine presa qui
Le sue nature morte sono straordinarie sia nei pannelli decorativi con frutta e fiori, ma anche in quadri che sembrano astratti come "Pesci", "Anatra appesa" e "Funghi" tutti quadri del 1886 ed appartengono alla serie "Gioia del colore"
"Funghi" olio su tela 1886
Immagine presa qui
Questo cestino di funghi sembra vero come se potessimo prenderli per sentirne il profumo e usarli in cucina per preparare un piatto delizioso. Ottimo il raccolto che esprime gioia e non riesce ad essere contenuto dal piccolo cestino, in alto a destra si nota nota la siglia e la data avvreviata "G.S.86"


La poesia di questo quadro è quasi superiore alla foto dei porcini veri (foto di qualche autunno fa), con cui si può preparare un'ottimo risotto

Risotto ai porcini


Dosi per 4 persone
3-4 funghi porcini freschi
350 gr riso Carnaroli
sale e pepe
brodo vegetale
una noce di burro
una piccola cipolla

Prendere i nostri bei porcini e tagliarli a pezzi, non troppo piccoli in cottura calano ed è bello vedere i pezzi di funghi nel risotto, metterli nella pentola con la cipolla tritata, uno spicchio d'aglio,un filo d'olio rosolare delicatamente e far cuocere per alcuni minuti.
Nel frattempo riscaldare il brodo, quando i funghi saranno un po' cotti (non troppo perché cuociono anche con il riso) aggiungere il riso mescolarlo un po' per farlo insaporire ed amalgamare. Aggiungere mezzo bicchiere di vino bianco e farlo sfumare, poi sempre mescolando aggiungere un po' di brodo e continuare a cuocere a fuoco lento. Io cuocio il riso in una pentola ceramica da fuoco, che da un'omogeneità di calore, continuare ad aggiungere il brodo al riso lentamente fino a completa cottura.
A cottura quasi ultimata aggiungere regolare di sale se serve, aggiungere una bella manciata di prezzemolo tritato e una noce di burro per mantecare bene
Far riposare il risotto per un minuto e poi servire e gustare.

Un buon risotto per festeggiare il cibo nell'arte di Segantini.
Moltissimi sono i quadri di Segantini che meriterebbero di essere citati, ma uno ce amo particolarmente per la poesia che sprigiona è

"Il ritorno dal bosco" olio su tela del 1890

Immagine presa qui
Un quadro speciale, che mai come oggi mi sta catturando e vorrei dedicare, con tutta la poesia che sprigiona, a chi ha permesso che oggi riuscissi a scrivere queste righe perchè solo qualche mese fa non avrei mai osato scrivere un mio pensiero su un pittore come Segantini
Grazie Alessandra


Biografia:
Asta Scheib - Segantini pag.90
Scritti e lettere di G.Segantini



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4 commenti:

  1. Be?....anche lui non scherza! Difficilissimo scegliere un artista per questa giornata vero? Io li adoro tutti quanti. Dettagliato post e gustosissima ricetta. Brava!

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  2. bello questo post in cui hai saputo tirare fuori l'anima di questo artista che non conoscevo attraverso le sue opere che devo darti ragione sono cosi belle e realistiche che nelle nature sembra di sentire il profumo e viene voglia di toccarle
    Sonia.

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  3. E' percepibile chiaramente una grande sensibilità e un amore particolare per Segantini. Ti ringrazio moltissimo per il tuo contributo, altra tessera di un mosaico che spero si arricchisca col tempo.
    Un caro saluto e buona domenica!
    Maria Teresa

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  4. bellissimi i quadri di Segantini che ci hai proposto con amore infinito! La tua passione per questo artista si percepisce in ogni parola del post e l'hai saputa trasmettere anche a chi ti legge. La ricetta è godibilissima e ciò che ho potuto imparare qui vale davvero tanto, tanto. Grazie :)

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