lunedì 31 ottobre 2016

Biscotti sablè alla noci per Recipe-tionist

Non ho mai partecipato a the recipe-tionist, il bellissimo gioco-contest di Cuocicucidici un po' per mancanza di tempo, ma ne ho sempre apprezzato l'idea perchè conoscere una persona anche attraverso il suo blog e le sue ricette non può che arricchirci.

Quando ho scoperto che the recipe-tionist di ottobre era lo splendido blog di Mapi "la apple pie di Maria Pia", ho pensato che dovevo assolutamente trovare il tempo per partecipare per la sua bravura e gentilezza

Un blog ricchissimo di ricette difficile sceglierne una, l'imbarazzo era grande, nel frattempo qualche mia scelta era già stata fatta quindi ecco una nuova ricerca fino a quando il mio sguardo cade su una ricetta ......... ma sono quelli assaggiati a Sinalunga e che sono spariti subito. 

Mapi nelle sue ricette è precisissima non lascia niente al caso e ti accompagna dall'inizio alla fine con i suoi consigli, sbagliare una sua ricetta non è possibile in questo caso pesa pure le noci e ti sa dire qual'è la percentuale della resa delle noci.

La ricetta è quella di Mapi che riporto quasi integralmente, ma vi consiglio di leggere la ricchezza del suo post. 

Ho accompagnato questi deliziosi biscottini con una primizia del radicchio rosso bio di Dosson che mi è stato regalato da Rossella che l'altro giorno a sorpresa è passata a salutarmi ed è stata un'emozione grandissima poterla riabbracciare. Un radicchio gustosissimo da gustare in purezza con le delizie di Mapi

Ho sostituito il mascarpone con la ricotta per avere una crema al gusto più leggera delicata

Per 30 pezzi circa:
150 gr farina 0
100 gr burro freddissimo
70 gr gherigli di noci 
50 gr fecola di patate
30 gr nocciole 
15 gr zucchero a velo
20 gr Parmigiano Reggiano grattugiato
1 cucchiaio di albume leggermente sbattuto
un pizzico di sale

Per la crema
100 gr Gorgonzola
100 gr ricotta fresca

Per guarnire e accompagnare:
gherigli di noci oppure nocciole sgusciate e spellate
miele di castagno 
radicchio rosso di Dosson

Preparare i biscotti: 
sgusciare le noci e le nocciole. 
Mettere le nocciole sulla placca del forno e infornarle a 150 °C per 10 minuti, quindi versarle ancora calde su un canovaccio pulito e sfregarle per bene, in modo da spellarle.
Metterle nel frullatore insieme ai gherigli di noce e a un paio di cucchiai di farina e tritarle fino a raggiungere una consistenza semi fine, usando il tasto pulse per evitare che fuoriescano troppi olii. 
Versare il tutto in una ciotola, aggiungere i restanti ingredienti e impastare velocemente finché l'impasto si ammassa; non lavorarlo troppo, altrimenti i sablé risultano duri. 
Formare una palla, avvolgerla in pellicola e tenerla in frigo per un'ora
Stendere l'impasto allo spessore di 5-6 mm tra due fogli di carta forno e ricavarne i biscotti con uno stampino da cm 4 di diametro.
Trasferirli sulla placca foderata di carta forno e passarli in frigo per un'altra mezz'ora.
Preriscaldare il forno a 180 °C in modalità statica e farvi cuocere i biscotti per 15 minuti: devono cominciare a colorirsi appena appena. 
Sfornarli e metterli a raffreddare su una gratella. 
Per la crema, 
lavorare il Gorgonzola con la ricotta fino a ottenere una crema omogenea. Metterla in un sac-à-poche con bocchetta a stella e decorare i biscotti.
Guarnirli con delle noci o nocciole tritate grossolanamente o con una goccia di miele di castagno.
Servire con un po' di radicchio rosso bio di Dosson

Note
- Per evitare che tritando noci e nocciole fuoriesca troppo olio generalmente le passo una notte in freezer
- Quando preparo la sablès o la frolla preferisco farla la sera prima e lasciarla a raffreddarsi tutta la notte in frigorifero.



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domenica 23 ottobre 2016

Tapas navigando col vento della vita per MTC60

Questo mese per Mtc60 la bravissima Mai del blog "Il colore della Curcuma" ci ha fatto fare un viaggio in Spagna a conoscere le tapas.
Io non sono mai stata in Spagna e di conseguenza le tapas sono quasi sconosciute, ma come mi innamorai immediatamente della sua fideua sono sicura che anche le tapas mi conquisteranno.

Le tapas come ci spiega Mai, nel suo meraviglioso post che vi consiglio di leggere, si dividono in tapas, montadito e pincho. 

Tapa: piccola porzione di diverse pietanze, vengono servite in piattini o ciotola, sono condite o con sughi e si mangiano con la forchetta.
Montaditos: fettine di pane condite con molti sapori che sanno stupire dal primo morso (massimo tre morsi ogni montaditos)
Pinchos: assaggio di bocconcini speziati serviti sempre con degli stecchini

Fin qui tutto facile, capito tutto si tratta di fare tre stuzzichini ...... troppo bello per essere vero e infatti non è così
Le tapas dovranno avere un filo conduttore e dovranno saperlo interpretare con fantasia su specifica richiesta di Mai.

Ecco questo è proprio un bel problema perché in quanto a fantasia posso nascondermi, l'unica cosa che mi è venuta in mente, pensando alla Spagna e all'unica volta che mi sono avvicinata quando con i ragazzi sono andata in vacanza a Maiorca, sono state le olive che iniziai ad apprezzarle veramente.
Ritornando a quella vacanza ed ad altre quando i ragazzi erano piccoli mi rendo conto come cambia la nostra vita quando ci sono figli o nipoti a cui siamo particolarmente legati, ci sentiamo molto più responsabili, siamo pieni di idee progetti e anche ambizioni per loro, li ascoltiamo, li sproniamo e li consoliamo sempre fiduciosi che per loro ci sia solo il meglio.
Assieme a loro e con loro inizi un viaggio meraviglioso, ma non hai la certezza dove ti porterà, perché il vento delle vita ha degli imprevisti che ti fanno cambiare rotta e ti impongono di fermarti. Ci sono dei momenti in cui tutte le tue certezze sembrano dissolversi come avvolte nella nebbia perché non ti è permesso di osare troppo, perché ci sono cose che non dipendono da te, le subisci devi solo cercare di non farti sopraffare e continuare a sperare che il tuo viaggio possa riprendere, anzi no stai ancora viaggiando ma molto lentamente l’importante è non fermarsi e non importa se devi navigare a vista gli ostacoli sono fatti per essere superati assieme

A questo pensiero, al vento della vita, al nostro viaggio dedico le mie tapas perchè anche nei momenti difficili dobbiamo ricordarci che dopo la pioggia c'è sempre il sole e che non siamo soli.

Navigando sul Lago di Garda col vento della vita
Tapas della partenza da Torbole
sarà rappresentata da un guscio di grana che racchiude dei bigoi con le sardele tipici di molte sagre carnevalesche, il nostro passato e lo stupore di bambino che non deve abbandonarci mai.

Pinchos del viaggio
dalle fresche acque del Sarca che si immette nel Garda nasce un prodotto d'eccellenza come la trota salmonata affumicata che darà un gusto speciale al pichos racchiudendo dei gusti differenti a sorpresa come gli intoppi della vita

Montaditos dell'arrivo a Riva del Garda
una base di pane alle molche saprà armonizzarsi con la carne salada per regalare una sinfonia di sapori a chi con fiducia, nonostante gli intoppi ha continuato il viaggio

Tapas della partenza
bigoi con le sardele in guscio di grana
80 gr bigoi (spaghetti non troppo sottili) 
7- 8 filetti di sarde 
2 -3 filetti sarde sott’olio 
prezzemolo tritato 
sale e pepe 
olio d’oliva 
alcuni capperi 

grana trentino grattugiato 

Per preparare le cialde di grana trentino prendere un padella antiaderente e riscaldarla. Sulla pentola calda distribuire del grana grattugiato in dischi da circa 6.7 e far cuocere fino a quando il grana sarà sciolto e i bordi iniziano a dorarsi, prendere la sfoglia di grano con una spatola e metterla a raffreddare sul dorso di un mattarello o di un mestolo. 

Prendere alcuni filetti di sarde e metterle in una padella con un filo d’olio e far cuocere lentamente. Quando saranno quasi cotte aggiungere due filetti di sarde sottolio, una bella manciata di prezzemolo, qualche cappero e continuare la cottura fino a quanto tutti gli aromi saranno completamente amalgamati, regolare se serve con pepe macinato al momento. 
Cuocere i bigoi mentre prepariamo il condimento di sarde e quando saranno quasi cotti, scolarli e metterli nella padella con le sarde e mantecare per un minuto poi aggiungere un filo d’olio d’oliva a crudo. 
Servirli in piccole porzioni appoggiandoli sulle cialde di grana.

Pinchos del viaggio
di trota affumicata 
Dosi per 4-5 pinchos da 3 sferette
100 gr trota salmonata affumicata
150 gr ricotta fresca
50 gr grana grattugiato
50 gr formaggio malga latteria grattugiato 
paprika dolce 
origano 
erba cipollina
pepe misto 
rametti sottili di rosmarino

Prendere la ricotta metterla per mezz'ora in un colino per eliminare l'umidità in eccesso, poi mescolarla con gli altri formaggi grattugiati ed aggiungere una bella manciata di pepe misto. 
Mettere la paprika dolce, l'origano e l'erba cipollina in tre ciottoline diverse dove dopo passeremo le sferette di ricotta. 
Con l'impasto di ricotta e formaggi creare tante piccole sferette, come una nocciola, che poi passeremo nelle spezie preparate stando attenti ad ottenere lo stesso numero di sfere per ogni gusto. Trasferire le sfere aromatizzate in frigorifero per un paio d'ore o per mezz'ora in freezer.
Prendere i filetti di trota salmonata affumicata e con un mattarello senza rovinarli assottigliarli un po' e poi tagliarli in pezzi regolari abbastanza grandi per poterci avvolgere la sferetta di ricotta.
Togliere le sferette dal frigo ed avvolgere ognuna in un pezzo di filetto di trota affumicato, tenere i gusti separati perché una volta avvolte saranno tutte uguali.
Terminate le sferette non resta che formare i pinchos
Come stecchini ho usato dei rametti sottili di rosmarino che ho pulito da aghi, lasciando solo il ciuffetto, iniziare ad infilzare le sferette alternando i gusti. Per non rovinare le sferette fare il foro d'entrata del rametto con uno stecchino, che riesce a bucare senza rovinare il guscio di trota affumicata. La prima sferetta vicino al ciuffo sarà quella all'origano, centrale quella alla paprica e per ultima all'erba cipollina.
Servire infilzati in una base di pane alle molche coperta con un pezzo di pelle di trota seccata in forno

Montaditos dell'arrivo
di pan di molche e carne salada
Panini alla molche
da preparare la sera precedente
Le molche sono un residuo solido della lavorazione dell’olio di oliva che sono ancora ricche di sostanze perchè composto dalle bucce e dalla polpa delle olive, privato dei noccioli.
Dosi per un pane alle molche di cui noi useremo solo dei piccoli panini (quelli centrali del pane della foto)

Pre-impasto 
7 gr lievito di birra fresco 
120 gr acqua 
115 gr farina 0 (proteine 13,5) 

In una ciotola amalgamare tutti gli ingredienti formando una pastella densa coprire con pellicola e far lievitare per 4-5 ore è pronto quando l’impasto è ben lievitato e inizia a cedere 

Impasto 
Pre-impasto
7gr lievito 
250 gr acqua tiepida 
460 gr farina 0 (proteine 13,5) 
80 gr semola
175 gr molche 
1 cucchiaio d'olio d'oliva
10gr sale 

Aggiungere al pre-impasto l’acqua e il lievito e mescolare bene, poi aggiungere gradatamente le farine, le molche ben strizzate, il sale e l’olio e lavorare fino ad avere un bell'impasto lavorato. 
L’impasto sarà un po’ morbido, ma lavorabile aggiungere un cucchiaio di farina se sembra troppo morbido, dipende molto dall'umidità delle molche. 
Coprire e mettere a lievitare fino al raddoppio per circa 1 ora 
Una volta lievitato rovesciarlo su un piano infarinato con della semola, fare delle piccole porzioni d'impasto io ne ho fatte 8 da 125 gr circa e 5 da 60 gr creare delle belle sfere e metterle nella teglia un po' distanziate fra loro. 
Far lievitare bene, gli spazi fra i panini si chiuderanno quasi completamente 
Preriscaldare il forno a 230°, infornare per circa 30 minuti, abbassando il forno a 200° dopo circa 10 minuti

Montaditos
Dosi per 5-6 montaditos
5-6 panini di pane alle molche
150 gr carne salada
5-6 fette latteria semistagionata
olio d'oliva
1 spicchio d'aglio
scaglie grana trentino

Per preparare i montaditos, prendere i panini alle moche tagliarli a metà e prendere la calotta superiore a cui taglieremo appena la sommità quel tanto che basta per dargli stabilità nell'appoggio. 
Riscaldare una piastra e appoggiarci il panino alle molche (dal lato dove va la farcitura) che avremmo passato con lo spicchio d'aglio per un minuto scarso. 
Togliere il panino dalla piastra, appoggiare sulla superficie una fettina sottile di latteria passata riscaldata per un secondo sulla piastra, quindi aggiungere una fettina di carne salada che avremmo irrorato con un filo d'olio completare con delle scaglie di grana trentino.
Servire e gustare
Questa la mia proposta per MTC60
e non dimentichiamoci la splendida infografica sulle tapas di Mai
E' stato un viaggio un po' speciale nel mondo delle tapas, chiedo solo scusa a Mai se la mia fantasia e il filo conduttore sono stati un po' sottotono deludendo le sue aspettative. Grazie Mai
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martedì 18 ottobre 2016

Torta di Maroni del Corno di Nago per Aifb

La mia vera passione e conoscenza per le castagne, a parte i ricordi da ragazzina, è nata quando nel 2003 abbiamo deciso d'acquistare un castaneto abbandonato da anni con piante centenarie di maroni.
Oggi Aifb celebra la GN del Marone di Cuneo e la bravissima ambasciatrice Betulla Costantini ci saprà raccontare tutto su questo buonissimo marone
Il mio piccolo contributo è una buonissima torta di maroni, delicata e saporitissima, ma prima vi parlo un po' del castaneto e dei maroni del Corno di Nago.
Recuperare il castaneto ha richiesto anni di lavori estirpazione spine, potature, abbattimento piante ormai morte soffocate per mancanza di luce ed innesti, ma la costanza da sempre i suoi frutti e oggi l'abbandono è solo un lontano ricordo le foto però sono la nostra memoria


Il castagno (Castanea sativa) è una pianta maestosa alta 15-20 metri è sopratutto molto longeva può essere secolare, ma ha bisogno di molta luce per poter svilupparsi.

Per ringiovanire il castaneto sono stati fatti nuovi impianti, ma sopratutto sono stati fatti molti incalmi infatti il marrone è una qualità che si ottiene incalmando polloni di castagno
Gli incalmi possono essere a gemma (1) o a corona (2), si può anche notare come il riccio nasca dalla base dell'infiorescenza con cui il castagno viene impollinato (3)
Solo con la raccolta si saprà se il riccio è giunto a completa maturazione infatti moltissimi fattori possono comprometterne lo sviluppo, possiamo paragonarlo ad un uovo di Pasqua, finchè non si apre non se ne conosce il contenuto
Quest'anno l'estate piovosa aveva fatto ben sperare in un buon raccolto, ma un autunno strano ed arido lo ha compromesso, i maroni ci sono, ma il loro calibro è un po' piccolo, sono maroncini non maroni.
Ecco i ricci si stanno aprendo e incominciano a cadere i maroni
Quando i ricci iniziano ad aprirsi e i maroni incominciano a "sgranare", i ricci si aprono sulla pianta e incominciano a cadere i marroni ......appunto a sgranare, mi meraviglio sempre di quanto la natura si sappia rinnovare ogni anno
I maroni sono diversi dalle castagne e come si può vedere dalla foto non è impossibile imparare a riconoscerli
Il primo impatto è il colore diverso si può osservare come nel marone è molto più chiaro e striato, mentre è più scuro nella castagna
Un'altra particolarità del marrone rispetto alla castagna è la pellicola interna nel marrone non penetra nella polpa e quindi si stacca con facilità riuscendo a spellarla, mentre con la castagna non si riuscirebbe perchè la pellicola è profondamente inserita nel seme
I maroni prima d'essere venduti vengono vagliati, suddivisi in calibri 
grandissime 45 marroni per chilo
medie 60/70 marroni per chilo
piccole 90 marroni per chilo
In Trentino i castanicoltori hanno dato vita alla cooperativa
"Castanicoltori del Trentino Alto Adige"


Torta di Maroni



600 gr maroni
250 gr zucchero
5 uova
2 cucchiai liquore al mandarino

Sbucciate i maroni e cuoceteli in acqua e poi passateli col passaverdura o schiacciapatate, nel frattempo prendete i cinque tuorli e con lo zucchero mescolateli a lungo fin a quando saranno ben montati.
A questo impasto aggiungete, mescolando accuratamente, la polpa di maroni e due cucchiai di liquore
Montate a neve gli albumi e poi aggiungeteli, mescolando delicatamente, all'impasto di uova e maroni.
Appena l'impasto è ben amalgamato mettetelo in una tortiera, imburrata o foderata con carta forno, e cuocetela in forno non troppo caldo 170°-180° per 35-40 minuti
Quando si sarà raffreddata spolverizzatela con zucchero a velo e gustatela, sentirete che delizia
Il marone del Corno di Nago è il mio contributo alla giornata del marone di Aifb
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lunedì 17 ottobre 2016

Stracadenti alle castagne per Aifb

Fra i profumi d'autunno che ci riportano bambini c'è sicuramente quello delle castagne e tanti sono i ricordi che questo piccolo frutto evoca in noi
Oggi per Aifb inizia la Settimana della castagna in cui grazie a Silvia Leoncini bravissima ambasciatrice potremmo imparare a conoscere questo piccolo dono della natura racchiuso nel suo riccio spinoso.
Con le castagne si può preparare anche della buonissima farina ed è proprio questa che voglio utilizzare per il mio contributo alla castagna e alla sua settimana

Stracadenti alle castagne

Rivisitazione della ricetta degli stracadenti, dove se volete ci sono anche le foto dei passaggi



180 gr farina 00
70 gr farina di castagne
175 gr zucchero a velo
150 gr mandorle sgusciate
2 gr ammoniaca per dolci (o 5gr lievito chimico)
2 uova intere
un pizzico vanillina
acqua fredda quanto basta 

Impastare le farine setacciate assieme all'ammoniaca per dolci con il resto degli ingredienti, escluse le mandorle
L’impasto si presenta molto liscio e morbido, ma piuttosto consistente. E’ necessario eventualmente aggiungere uno o due cucchiai d’acqua per farlo rilasciare
L’impasto è pronto quando mettendolo sul tavolo “si siede” altrimenti aggiungere un po’ d’acqua. L’impasto si siede quando appoggiandolo sulla spianatoia notiamo che un po’ si allarga afflosciandosi. 
A questo punto aggiungere le mandorle e dividere in due la pasta Spolverare abbondantemente di farina il piano di lavoro e formare due filoncini di 30-40cm
Metterli sulla placca unta o sulla carta da forno, togliere la farina in eccesso e spennellarli con un po’ d’uovo
Cuocere in forno a 180° per 20 minuti Lasciare riposare un paio d’ore i filoni cotti
Tagliare poi i filoni a fettine di circa mezzo cm a forma di salame
Mettere le fettine ravvicinate ed in piano sulla placca del forno e ripassarle in forno per qualche minuto a biscottare, attenzione a non far prendere troppo colore
In una scatola di latta si conservano bene per un paio di settimane, un dolcetto per un momento di delizia

Questo il mio contributo per la settimana di Aifb
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Coniglio in umido per Aifb

Il coniglio è una di quelle carni delicate che parla di famiglia, perchè è spesso il piatto della domenica quello che si gusta, si assapora in compagnia. 
Oggi in Aifb è la GN del Coniglio in Umido e le splendide ambasciatrici Erica Zampieri e Lidia Mattiazzi ci sapranno svelare tutto sul coniglio

L'altro giorno nella giornata della polenta, vi ho spiegato come fare la polenta di patate che va a nozze con il coniglio, ecco quindi il mio coniglio in umido 

Coniglio in umido
1 Coniglio intero
vino bianco 

cipolla
salvia - alloro - timo
cannella - chiodi garofano in polvere
scorzette limone
sale - pepe
olio - burro

Prendete un bel coniglio e tagliatelo a pezzi, io preferisco tagliarmelo perché con un po’ di pazienza riesco a non spezzare le ossa e quindi evitare di creare quelle bruttissime schegge che potrebbero rimanere nel sugo finale. 
La sera prima mettete il coniglio in una ciotola con del buon vino bianco, una cipolla tritata, foglie di salvia, un spicchio d’aglio intero o tritato, alloro, timo, cannella, chiodi di garofano in polvere e pepe, guardate che i pezzi siano ben coperti e avvolti dai sapori e lasciare marinate tutta la notte.
Al mattino togliete la carne dalla marinatura e fate rosolare lentamente da entrambi i lati in una larga padella con un po’ d’olio e burro. 
Quando sarà ben rosolato aggiungete una cipolla tritata fresca, alcune scorzette di limone e fate cuocere molto lentamente aggiungendo un po’ alla volta il vino della marinatura, ricordatevi che il sale manca nella marinatura. 
A metà cottura aggiungete i fegatini tritati che avrete fatto ben rosolare con un po’ di burro e dei pezzettini di limone e continuare la cottura. 
Il coniglio deve cuocere molto lentamente ci vorranno circa un paio d'ore e sarà pronto quando vedremo che la carne inizia a staccarsi dall’osso è il punto di cottura ottimale, la carne si disferà letteralmente in bocca.
Potete accompagnare con una bella polentina, ma è con la polenta di patate che l'esaltazione dei sapori sarà massima.
Questo il mio contributo per la gustosissima giornata di Aifb

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domenica 16 ottobre 2016

Pane di Molche nella giornata mondiale del pane e per Aifb

Oggi è la Giornata mondiale del pane e anche Aifb gli dedica la giornata e la bravissima ambasciatrice Sonia Nieri Turini ci parlerà di questo prezioso alimento. 
Ho pensato di contribuire con un pane un po' speciale che si fa proprio in questo periodo dell'anno.

Pane di Molche

Le molche sono un residuo solido della lavorazione dell’olio di oliva che sono ancora ricche di sostanze perchè composto dalle bucce e dalla polpa delle olive, privato dei noccioli.
Pre-impasto 
7 gr lievito di birra fresco 
120 gr acqua 
115gr f arina 0 (proteine 13,5) 

In una ciotola amalgamare tutti gli ingredienti formando una pastella densa coprire con pellicola e far lievitare per 4-5 ore è pronto quando l’impasto è ben lievitato e inizia a cedere 

Impasto 
Pre-impasto
7gr lievito 
250 gr acqua tiepida 
460 gr farina 0 (proteine 13,5) 
80 gr semola
175 gr molche 
1 cucchiaio d'olio d'oliva
10gr sale 

Aggiungere al pre-impasto l’acqua e il lievito e mescolare bene, poi aggiungere gradatamente le farine, le molche ben strizzate, il sale e l’olio e lavorare fino ad avere un bell’impasto lavorato. 
L’impasto sarà un po’ morbido, ma lavorabile aggiungere un cucchiaio di farina se sembra troppo morbido, dipende molto dall'umidità delle molche. 

Coprire e mettere a lievitare fino al raddoppio per circa 1 ora 

Una volta lievitato rovesciarlo su un piano infarinato con della semola, fare delle piccole porzioni d'impasto io ne ho fatte 8 da 125 gr circa e 5 da 60 gr creare delle belle sfere e metterle nella teglia un po' distanziate fra loro. 
Coprire e far lievitare fino a quando gli spazi saranno chiusi, io al centro metto un piccolo bicchierino foderato con carta forno per ottenere l'effetto ciambella

Quando è quasi lievitato preriscaldare il forno a 230°, infornare per circa 30 minuti, abbassando il forno a 200° dopo circa 10 minuti
Questo il mio contributo per il calendario del cibo italiano


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domenica 9 ottobre 2016

Polenta di patate per Aifb

Autunno tempo di polenta che si accompagna benissimo con moltissimi piatti, ma originariamente era un piatto povero sostituiva il pane, possiamo prepararla con molte farine di cereali diversi.
Cambiando la farina anche il gusto finale sarà diverso e con esso il nome della stessa e sopratutto l'abbinamento con la portata principale.
Della polenta e di tutte le sue caratteristiche ce ne parlerà ampiamente la bravissima Cinzia Donadini ambasciatrice per Aifb della GN della Polenta

Per contribuire a questa splendida giornata vi presento la signora "Polenta di Patate", particolare nel gusto che non può mancare sulla tavola quando si presenta il coniglio, ma è ottima anche come piatto unico nella Polenta concia di cui vi ho parlato per la Gn di Garibaldi.
Una polenta dai mille usi perchè se avanza è deliziosa riscaldata.


POLENTA DI PATATE


Dosi1 kg patate Cicero (farinose non novelle)
100 gr farina bianca 0
50 gr burro fuso
1 pizzico di sale

Cuocete le patate a vapore per mantenerle più asciutte, ma potete anche bollirle normalmente in acqua
Schiacciate le patate cotte con lo schiacciapatate (1) poi mettete la pentola nuovamente sul fuoco, salate e aggiungete un po' alla volta un po' di farina bianca (2), mescolando per amalgamarla (3)
La farina da aggiungere puo' essere un rapporto di 100gr per chilo di patate, ma dipende molto da quanto sono acquose le patate
Terminate di aggiungere la farina e mescolate amalgamandola e fate cuocere per circa 20 minuti, la polenta è pronta quando inizia a staccarsi dal fondo e rimane amalgamata a palla
Mentre la polenta cuoce, prendete un pezzetto di burro 50gr circa e fatelo sciogliere lentamente in un pentolino facendolo dorare (non bruciare)
Quando la polenta è pronta dovete aggiungere tutto il burro sciolto contemporaneamente e mescolate la polenta velocemente per amalgamarlo bene. Appena avrete amalgamato il burro la polenta assumerà un bell'aspetto liscio e a palla (4)
Rovesciatela subito sul tagliere e servite in tavola
Deliziosa mangiata con il coniglio

Quando avanzate un po' di polenta di patate (1) .........
potete tagliarla a fettine e riscaldarla con un pezzettino di burro su una griglia o padella antiaderente. Fatela dorare da entrambi i lati (2-3) quindi aggiungete un pezzetto di formaggio dolce, gorgonzola o puzzone (4)
Il bis è assicurato
La polenta di patate gustata quotidianamente è semplice, ma nei giorni di festa o più importanti ecco che diventa polenta concia, un piatto unico ricco da mangiare caldo in compagnia, molte sono le varianti ogni famiglia ha la sua, ma sulla sua bontà sono tutti d'accordo
Questo è il mio piccolo contributo per
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martedì 4 ottobre 2016

Rocciata di Assisi o Attorta per Aifb

Oggi è il 4 ottobre e si festeggia San Francesco patrono d'Italia.

Mi ricordo che in questa giornata, quando la scuola iniziava il 1 ottobre. era usanza fare un tema d'italiano sull'autunno o si analizzava il "Cantico delle creature"
Ogni anno come ragazzi si esordiva con un "...no anche quest'anno ..." si perché se cadeva di domenica il compito era affidato a casa, ma quello che come studente non apprezzavo adesso è un dolce e simpatico ricordo.

Nel calendario del cibo italiano di Aifb la giornata odierna è proprio dedicata a S.Francesco ed la GN della Rocciata di Assisi dolce tipico a cui si è pensato di dar voce di cui Cristina Simoncelli, che è l'ambasciatrice ci racconterà le origini

Curiosissima e spinta dai ricordi di gioventù mi sono chiesta subito che cosa fosse.
La Rocciata è un dolce di origini molto antiche che tradizionalmente si prepara ad Assisi, Foligno e zone limitrofe durante le festività invernali e sopratutto non può mancare per commemorare le feste dei Morti.
E' chiamata anche "attorta" nelle zone montane e a Spoleto
Sembra risalga ai primi insediamenti umbri, infatti nelle "tavole eugubine" si fa riferimento ad un alimento "il tensendo " simile alla rocciata e che veniva preparato nei riti sacri
Questo rotolo di pasta sottile farcita di noci e mele prende il nome dalla sua forma "arrociata"
Nella rocciata si può trovare una somiglianza nella preparazione con lo strudel, anche se si differenzia per l'uso del cacao e l'alchemes, per cui non si escludono i legami con i Longobardi che proprio qui avevano un loro stato nell'alto medioevo e forse avevano favorito l'integrazione fra le due ricette

Questo dolce mi ha catturato ed ho cercato di trovare la ricetta più originale possibile, non è stato facile perchè in internet esistono ricette diversissime fra loro, quella che vi propongo è quella che ho trovato sul sito della "sagra della rocciata"

Rocciata di Assisi
Dosi pasta
200 gr farina 00
50 gr zucchero
80 gr acqua tiepida
2 cucchiai olio oliva
un pizzico di sale

Dosi ripieno
300 gr mele a cubetti
60 gr noci tritate grosse
30 gr pinoli 
50 gr uva sultanina ammollata e tamponata 
30 gr zucchero
4 cucchiai cacao 
la scorza grattata di 1/2 limone
1 cucchiaino di cannella

alchermes e zucchero q.b. per decorare
un pizzico di sale

Preparate il ripieno che deve insaporirsi per almeno mezz'ora, unite pertanto le mele tagliate a cubetti, i pinoli, la buccia di 1/2 limone, la cannella, lo zucchero, un pizzico di sale, le noci tritate e l'uva sultanina.
Mescolate tutti gli ingredienti dell'impasto e tirate una sfoglia rettangolare molto sottile; posizionatele su un canovaccio o carta oleata, distribuitevi il ripieno e spolverizzatelo di cioccolato in polvere, poi avvolgetelo formando un rotolo, e conseguentemente formate una chiocciola.
Disponete la chiocciola in una teglia con carta da forno e spennellate con poco olio d'oliva e spolverizzate con poco zucchero semolato 
Infornate a 180° e cuocete per 30-35 minuti circa.
Fate raffreddare la rocciata, quindi irroratela con un po' di alchermes e servite
Conservate a temperatura ambiente, può durare 4-5 giorni se non si finisce prima.
La rocciata un dolce che non conoscevo e che mi ha conquistato per la sua bontà, con lo strudel ha in comune solo la forma ma gli aromi ed i gusti sono veramente diversi e caratteristici

Felicissima di aver scoperto e contribuito con questo dolce 
grazie al calendario del cibo italiano

http://www.taccuinistorici.it/ita/news/medioevale/pani---dolci/Rocciata.html

http://www.sagradellarocciata.com/
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